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domenica 2 luglio 2017

Suoni della contemporaneità italiana: linguaggi del corpo, movimenti ed intersezioni

Per ben introdurre il lettore alla comprensione delle composizioni presentate in questa puntata, è necessario porre alla sua attenzione qualche nozione storica preventiva: 
1) in primis il rinnovamento del teatro che venne coltivato a Darmstadt negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra. Ciò che interessa rammentare è la novità apportata da Dieter Schnebel nell'ambito del teatro composto, ove cominciano a farsi strada seriamente i problemi legati allo studio delle interazioni della musica con le arti visive e perfomative. Schnebel individuò un tipo di composizione basata sul linguaggio del corpo e sul linguaggio del segno, dove poter applicare matrici di combinazioni create sulla sostanza serialista; dividendo il corpo umano in parti e movimenti, Schnebel enfatizzò un nuovo metodo di produzione del suono: salti, gesti, torsioni del busto venivano demandati ai musicisti che erano condotti su altro tipo di perfomance, una ginnica teatralità involontaria profusa dagli sforzi fisici, in grado di convergere verso un luogo dove far incontrare discipline diverse (musica, danza, teatro). 
2) l'importanza del movimento fisico degli attori-musicisti o della musica così costruita: Schnebel intuì che un suono potesse essere immaginato dalle smorfie o dal tipo di atteggiamento profuso da colui che lo emette (su questa teoria oggi si è arrivati anche a complesse elaborazioni pratiche a disposizione dei non udenti); così come la musica strumentale ordinaria sviluppa una trama, anche il corpo e la vocalità possono veicolare tensioni, sentimenti o "nostalgie". Fu proprio una trama visiva che diede lo spunto ad Achille Perilli e Aldo Clementi l'idea di comporre Collage, un'azione scenica di natura astratta, in cui è la coreografia che porta con sè i segni, movimenti e significati dell'opera: senza ballerini o conduttori, con una serie di sovrapposizioni di luci, movimentazione di sagome e sculture mobili, Collage riparte dalle idee dei futuristi e dadaisti per costruire un aggiornamento interdisciplinare, che sia in grado di lasciarsi andare all'interpretazione dell'ascoltatore. 
3) la particolarità dell'approccio con cui si affronta il legame della musica con la letteratura nel movimento newyorchese ed in particolare nell'opera di Morton Feldman, allorché affrontò la poesia di Beckett in Words and music. L'incontro tra la parola (sondata nelle sue sincopi espressive ed attoriali) ed un ensemble atonale di pochi elementi, è un modo per valorizzare i contenuti e sebbene i punti di vista possono essere vari e contrari, il lavoro di Feldman è utilissimo per mostrare i limiti di ciascun campo d'azione. Tuttavia è tragica la relazione degli assurdi di Beckett pensata da Feldman e non certamente solo esistenzialista.

La monografia dedicata a Patrizio Esposito (1960), affidata all'Ensemble Interface*, gira su alcuni dei concetti esposti. Formatosi alla scuola di Clementi, Esposito ha dedicato molta della sua attività alla produzione di musica per Wind bands ma con molta sincerità non era un compositore da me molto conosciuto; perciò è un piacere ascoltarlo nella veste di compositore contemporaneo con tanto di attributi. D'altro canto la collaborazione con l'Ensemble Interface è perfetta per offrire musica secondo modelli e parametri aggiornati al nuovo secolo. Al riguardo si scontrano due tendenze principali: da una parte c'è un ensemble giovane, ambizioso ed unico nel suo genere, che sta coltivando gli insegnamenti di Schnebel e Feldman in un contesto post-moderno (non è un caso che siano il riferimento dell'attività compositiva della polacca Jagoda Szmytka, nelle istanze multimediali che ella propone); dall'altra, c'è un compositore che non vuole rinunciare alla classica funzione narrativa della musica, che si esplica proprio grazie al movimento musicale e ad una gestualità specifica dei musicisti. Le quattro composizioni che vengono inglobate in Resonating body, offrono proprio questa prospettiva: sono figure musicali dense di propulsioni articolate, citazioni e collages ben assestati (le note interne di Cristina Cimagalli vi forniranno un campionario preciso di esse) ed immagini letterarie da supportare. E' un campo di azione che qualcuno vorrebbe in estinzione, ma che invece Esposito e l'Interface pongono sotto nuova luce, concretizzando una avanzatissima visuale musicale che parla da sé.

L'Ensemble Interface è anche referente di Intersezioni, un cd che raccoglie i contributi recenti di due promettenti compositrici italiane, Rosalba Quindici (1976) e Giulia Lorusso (1990): il brano in questione commissionato per l'ensemble e scritto dalla Quindici è In corpi vaganti, una composizione in cui si rifà avanti la teoria della corporalità e del suono-segnale, con una partitura impostata sulle dinamiche esplosive della radiazione cosmica provocata dal bing bang dell'universo. In generale, il lavoro della Quindici si concentra sul timbro degli strumenti e sulle sue proprietà emotive ottenute attraverso accorgimenti non convenzionali o sull'incrocio delle diversità (così succede in Intermezzo, per chitarra classica e percussioni e Corpi Diramanti, per sole percussioni).
Tuttavia il cd imposta in modo primario la composizione musicale delle due autrici in tandem, profusa per un reading a tre voci recitanti, con soprano, flauto, viola e percussioni, su testi di Rosario Diana ed altri autori organizzati dallo stesso Diana: Elogio della filosofia in forma di decalogo è reading letterario-musicale che condivide l'idea beckettiana della disgrazia accaduta all'uomo, impegnato dolorosamente nell'affrontare le vicissitudini di questo mondo. Tuttavia non ci sono suoi passi ma il pensiero composto di Diana, delle sue poesie, dei frammenti di testi altrui in varie lingue (Esopo, Kant, Descartes, Croce, Rorty, etc.) e di pezzi di Primo Levi (tratti da Se questo è un uomo), tutti elementi che si incrociano opportunamente in quel turbine di "verità" che si deve conquistare faticosamente, cercando di addivenire ad una consapevole conclusione; la musica resta rispettosa dei testi, inserendosi solo laddove bisogna aggravare la spettralità delle descrizioni, dando compito a flauto e viola (in modalità estensiva) di sostenere l'inevitabile stridore delle affermazioni filosofiche, mentre le percussioni restano inquisitive e corporali (ricorrendo anche a sfregamenti di pietre e catene agitate in vasi). C'è un fascino sottaciuto in questi anatemi esistenziali e d'altronde sulla forma-reading Diana ha scritto anche un saggio per la Mimesis Ed. nel 2015, che sarebbe interessante leggere.
Della Lorusso si apprezza anche il suo quartetto d'archi, In superficie, quasi cinque minuti di costante pericolo espressivo, interpretato dal Quartetto Prometeo e Con Moto, una composizione per fisarmonica e live electronics realizzata all'Ircam, che sviluppa le recenti scoperte della fisarmonica Xamp di Sotty e Vicens.


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*L'ensemble è composto da Bettina Berger (flauto), Anna D'Errico (piano), Andrea Nagy (clarinets), Agnieszka Koprowska (percussioni), Christophe Mathias (cello), Maiko Matsuoka (violino).


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