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domenica 14 maggio 2017

Mark Dresser and the Echo Chamber Orchestra


Nonostante a qualcuno potrebbe sembrare strano, ogni contrabbassista ha una sua estensione caratteriale nello strumento. Particolarmente affascinante è quella di Mark Dresser, che riesce a coniugare, nella "sua estensione", classicità raccolta in qualche angolo delle memorie, approcci contemporanei e un'intima sostanza improvvisativa. 
La presenza di Dresser in Italia mi permette di segnalare un'artista che non è mai stanco di progredire: chi conosce il contrabbassista sa come egli ha contribuito alla nascita e allo sviluppo del giro downtown newyorchese, inserendosi con una visione camerale degli approcci improvvisativi, in un momento in cui tutti incominciavano a cercarle. Sebbene le registrazioni siano arrivate un pò più tardi rispetto al top temporale del movimento americano, è bene ricordare la splendida ed innovativa esperienza dell'Arcado Trio, con altri due bigs come Mark Feldman al violino ed Hank Roberts al cello, che produsse due albums notevoli per la Jmt Productions a fine ottanta (Arcado '89 e Behind the myth '90), e prima di gettarsi in un mare di collaborazioni fu in grado di presentare alla comunità musicale il suo pensiero articolato in un cd solista nel '95 dal titolo Invocation (per la Knitting Factory Works), che reputo ancora oggi uno dei suoi picchi creativi, tranquillamente inseribile tra i solo di contrabbasso più importanti in tema di free improvisation degli ultimi vent'anni (Mark ha ripetuto l'esperienza molti anni dopo con Unveil nel 2005 per la Clean Feed). Tra le collaborazioni mi sembrano più eversive quelle con Denman Maroney, Fred Frith e Ikue Mori, tuttavia quelle che preferisco fanno parte di quell'accostamento che Dresser ha profuso per sviluppare sonicità; in tal senso la collaborazione con gli ambienti accademici, diventata sempre più stringente, ha avuto un pinnacolo nel Sonomondo (Cryptogramophone 2000), la prospettiva di assieme cercata con la violoncellista classica Frances-Marie Uitti. Negli ultimi anni Dresser ha incrociato il suo lavoro di insegnante con un bellissimo progetto di improvvisazione corale, costruito su ensemble allargati o mini-orchestre, dando vita da una parte ad organici di suoi studenti a S.Diego, dall'altra gruppi professionali con tanto di musicisti affermati come in Nourishments (Clean Feed 2013) e Sedimental you (Clean Feed 2016); d'altro canto ha appoggiato brillantemente le visuali della cantante Jen Shyu e del pianista Simon Nabatov e partecipato attivamente alla composizione contemporanea tramite il compositore Lei Liang in Luminous.

Vederlo suonare ad appena 2 metri da me, ieri alla Stanza dell'Eco a Bari, ha confermato come Mark sia speciale, perché riesce a sviluppare un pensiero armonico e melodico da operazioni che formalmente lo dovrebbero distruggere. Tre improvvisazioni basilari (Invocation, Sonomondo e Bacahaonne più un breve bis ad acclamazione) ed una conduction con un gruppo di empatici solisti pugliesi (The Echo Chamber Orchestra), sono il ricordo di una bellissima serata di musica, con un pubblico consapevole dello spessore artistico di Mark (che parla anche un comprensibile italiano). Mark si è esibito con un contrabbasso del tutto speciale, con un colore chiaro che richiamava le tonalità del mogano, ma probabilmente composto da legni non pregiati. Un'evidente costruzione su misura, con la cordiera percossa da almeno tre tipi di archetto diversi, fatta per rendere più calorosa la performance (un percorso incidentale pieno di attacchi, armonici, aliena ritmicità e multifonia). Tutti elementi che sono entrati in simbiosi rapida a favore della musica e dei suoni.

Un grazie va a anche e soprattutto a Pierpaolo Martino, che oltre ad essere uno splendido musicista è anche organizzatore dell'incontro principalmente riservato ai soci della sua associazione, un'attività che brucia molte risorse ma che instancabilmente sta cercando di portare avanti per creare opportunità continue, per un rinnovato senso dell'ascolto, dell'educazione musicale e dell'arte.





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