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sabato 22 aprile 2017

Un rinnovato disegno d'avanguardia pop: Mary Ocher

Nella Germania degli anni ottanta pochi ricordano il Geniale Dilletanten, un movimento tutto tedesco, nato su una reiterata considerazione delle correnti kraut e post-punk: si trattava di musica sperimentale completamente fuori dagli schemi, decostruttivista e talvolta esplosiva, che deteneva ragioni politiche e sociali. I ricordi più forti di quel periodo vengono da gruppi come il Die Todliche Doris (un misto di kraut rock, dadaismo e art perfomance), gli Einsturzende Neubaten (un crogiolo dissonante di provocazioni sonore non convenzionali che utilizzano lamiere, martelli pneumatici o tubazioni industriali), Frieder Butzmann (impulsi elettronici al servizio cinematografico) o la leggendaria Gudrun Gut con i Malaria! (un confuso sound al confine con l'elettronica di consumo). Sono tutte aggregazioni formalmente pensate per la musica, ma di fatto eccellenti strumenti per una nichilista arte interdisciplinare, piena di idee applicabili al teatro, al cinema e alle perfomances letterarie.*
Il Genialen Dilletanten finì ben presto per via degli urti del tempo che spingevano in altre direzioni e il libro omonimo che Wolfgang Muller scrisse nel 1982 per spiegare il movimento divenne un oggetto di culto; tuttavia non è errato pensare che si tratti di uno dei movimenti più sottaciuti che la storia dell'avanguardia rock abbia conosciuto, senza che nessuno ne abbia acclarato le ragioni. Al riguardo bisogna concordare con la considerazione che Piero Scaruffi fece a proposito degli Einsturzende Neubaten, allorché dichiarò lucidamente che "...i loro dischi vivono di temi ossessivi, che sfociano quasi sempre in parabole di autodistruzione, di oppressione sociale, di emarginazione, di inibizione, e quasi mai nel pathos lirico che è invece stato la tradizionale valvola di sfogo del rock teatrale (dei Doors e dei Velvet Underground, per esempio)....". 
Anche quel terrorismo sonoro (ammesso che lo fosse sempre!) aveva le sue qualità, pronte per un confronto portato su un versante della musica difficile da interpretare in maniera immediata: sta di fatto che quei musicisti riconoscevano ed applicavano molte forme di quella continuità musicale dettata a mò di linea storica dal futurismo russo ed italiano, passando per la musica concreta, fino ad arrivare agli interrogativi dell'elettronica di Stockhausen, senza essere loro repliche estemporanee. 
Perché vi parlo di questo remoto disegno dell'avanguardia? Il motivo mi è dato dalle istanze che provengono dall'attuale Berlino, che sembra sempre in grado di attualizzare il passato e di far nascere nuovi interessi: Mariya Ocherentianskaya (in arte Mary Ocher), figlia di un attore del teatro dei Pupi di Obratzov, passata nei kibbutz israeliani prima di approdare nella città tedesca, potrebbe proporsi come una vera new thing dell'avanguardia pop-rock. Oltre ad avere una personalità carismatica, la Ocher ha perfettamente assimilato il background dei movimenti tedeschi unendoli a quello che inizialmente sembrava fosse la sua vocazione, ossia una cantante in stile post-punk con tanto di debito stilistico verso i Velvet Underground e la prima Patti Smith. Il suo esordio del 2011 (sfuggito purtroppo ai miei ascolti), dal titolo War Songs, è un programmatico esempio dell'impostazione stilistica della musicista (che fa tutto da sè con la chitarra e qualche accordo di pianoforte) e già presenta un'artista piuttosto matura per scrittura e vocalità, quest'ultima davvero speciale per come riesce ad affrontare la duttilità e le estensioni di registro in rapporto ai temi. E' un secondo esteso lavoro del 2013 dal titolo Eden che ne stabilisce però le coordinate, con una produzione eccentrica che però non le dà giustizia (è un'ingombro che soffoca idee e vocalità), a cui fa seguito una più fruttuosa e prevalente collaborazione con un duo di batteristi (i Your Government) che trova posto in un cd per l'etichetta Klangbad (votata al kraut e retta da Hans Joachim Irmler, leader dei Faust). 
Il mese scorso la Ocher ha rinnovato il suo impegno discografico, registrando uno splendido The West against the people, che toglie ogni dubbio sulle posizioni acerbe aperte fino a quel momento e che si colloca a supporto della validità della sua proposta politica. The West against the people è ricomposizione e proiezione. Da una parte stimola ricordi, dall'altra apre prospettive: si porta a memorizzazione il sabba alla Velvet (My executioner potrebbe essere un impietoso rivolgimento di Tomorrow's party), la forza di un'espressione gotica (Authority's hold), il beat ritualistico appartenuto alla batteria di Kathe Kruse dei Die Todliche Doris (riprodotto dai Your Government nello splendido impianto melodico di To the light) o le amorfe soluzioni dell'elettronica di Butzmann. 
Si avverte un panegirico che attrae nel suo campo gravitazionale eterogeneità diffuse: Zah Zah, pt. 1 è un sussulto ritmico che ci conduce a Safe as milk di Captain Beefhart, così come in The irrevocable temple of knowledge un impulso sintetico si incrocia con un flauto simil-new age e con la rabbia vocale della cantante; poi ancora troviamo in The becoming un organetto decostruito, che si destreggia su una base elettronica condivisa tra strumenti ed aggeggi; un flusso ambient ci accoglie nella insperata tenerezza di The endlessness (song for young xenophobes), mentre in Wash upon your shores, l'evocazione di una seduta tribale raccoglie la sfida delle scarne note di una corda che soggiace al canto della Ocher, improntata al limite del gospel. Qualcosa tra il cosmico e Kurt Weill ci sorprende nella conclusiva Wulkania. 
Mary ha tratto spunto da un suo saggio per rendere evidenti i temi di The west against the people, la cui musica è il veicolo per tentare una narrazione sull'indignazione che l'artista nutre per la perdita dell'identità dell'uomo, visto nei panni di cittadino ideale del mondo; in questa occasione la Ocher ha proprio colpito nel segno, andando a prendere in prestito molte buone pagine della storia delle avanguardie poste al servizio della musica rock sperimentale, plasmandone i connotati sotto il suo pieno controllo. Quello di The west against the people è uno scenario solo formalmente lugubre e oscuro, poiché restituisce, nella piena consapevolezza dell'idiozia dei tempi, un concetto di bellezza artistica che è quasi desueto oggi, ed è un monito universale fatto per raggiungere una maggiore apertura all'interesse politico che la circonda.**


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*Note:
vi indico qualche link o ascolto per farsi una prima idea sul tipo di lavori del movimento: per i Die Todliche Doris vedi qui e qui; per Einsturzende Neubaten vedi qui ed ascolta per intero Zeichnungen des patienten O.T.; per Frieder Butzmann ascolta Das Madchen auf der schaukel, per i Malaria! vedi l'antologia omonima qui.
**il lavoro della Ocher è tutto liberamente fruibile alla sua pagina bandcamp


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