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venerdì 14 aprile 2017

Giorgio Gaslini: non solo jazz

Sebbene per Giorgio Gaslini l'inchiostro non sia stato affatto risparmiato in riviste, giornali, approfondimenti accademici o altri strumenti di lettura, è nella sezione libri che i contributi sono stati più circoscritti e mirati. Prescindendo da quelli apertamente appartenenti al musicista lombardo (il suo bestseller del '75, Musica Totale e Tecnica ed arte del jazz del '82), coloro che si sono occupati di Gaslini in forma più estesa sono stati Renzo Cresti, Davide Ielmini e Adriano Bassi, tutti critici musicali che oltre ad essere in sintonia con Gaslini, erano anche amici carissimi e colloquiali. Ognuno di loro ha ricostruito la figura dell'artista seguendo un percorso più congeniale all'esperienza vissuta con il pianista, cercando di colmare le lacune informative secondo una propria prospettiva: il libro di Ielmini si presentava come una ricca discussione sulla musica e sulla personalità del musicista, con tanto fuoco sul fattore umano e culturale; quello di Cresti era più curato nella ricerca di un preciso profilo artistico, mentre in quello di Bassi si apprezzava la stesura a mò di intervista per scolpire il pensiero e le idee lavorative. Invero, andrebbe segnalato anche un altro pezzo editoriale, che mostra la singolare scoperta del Gaslini non solo musicista, ma anche artista (Giorgio dipingeva benissimo) e che è la base di Lo sciamano del jazz di Lucrezia De Domizio Durini.
Ritornando a Bassi, il suo Giorgio Gaslini - Vita, lotte, opere di un protagonista della musica contemporanea meritava secondo gli autori un aggiornamento, anche alla luce delle novità intervenute nella carriera di Giorgio (venne edito nel '86). E' su queste basi, quindi, che nasce per la sensibile Casa Musicale Eco, il secondo contributo che Bassi porta a Gaslini e che si presenta in una veste dimensionalmente più ampia, che mira a sottolineare cronologicamente tutti gli eventi della vita artistica di Gaslini. 
"Giorgio Gaslini, non solo jazz" diventa perciò il primo strumento informativo completo riguardo al pianista milanese, raccogliendo le riflessioni provenienti da entrambe le parti (Bassi e Gaslini stesso) tramite una suddivisione appassionata degli eventi condivisa per decenni; in più, il testo mostra un'analisi musicologica ben fatta delle maggiori produzioni musicali, una bibliografia ufficiale, una discografia essenziale e tutta una fitta serie di interventi/ricordi di compositori, musicisti e addetti del settore che hanno avuto la fortuna di suonare con lui o comunque di stargli vicino nel suo percorso artistico. 
Nella trattazione vengono sottolineate le principali paternità che Gaslini ha ricoperto nel jazz italiano, nell'ambito di una situazione economica e culturale che ha dovuto costringerlo per molto tempo ad una tenace azione di ribaltamento delle consuetudini: nel 1957, anno in cui scrive uno dei primi pezzi di jazz dodecafonico in Europa dal titolo Tempo e relazione, si compie un primo miracolo nella vetusta attività jazzistica italiana che lascia intendere le difficoltà del pianista di imporre una propria prospettiva. Le descrizioni denotano una graduale elevazione della popolarità del musicista, che acquista più credito non appena in Italia si scoprono i veli dell'interesse sulla musica contemporanea e sull'improvvisazione jazzistica, sulle quali Gaslini aveva vedute personali non ascrivibili né ai compositori di Darmstadt, né al third stream di quegli anni; e prendeva le distanze anche dalla tipologia di dodecafonia jazz impostata negli Stati Uniti da Milton Babbitt. Tra le altre cose, il libro pone in corretta luce il coraggio e l'umanità del pianista a livello caratteriale, che soprattutto nei settanta rifiutava certe commistioni tra jazz e contemporanea, ritenendo che andasse proposta una preparazione diversificata persino per il pubblico: "....non puoi mettere Dizzy Gillespie subito dopo Dereck Bailey perché fanno a pugni e fa a pugni anche il pubblico. Bisognava creare una situazione tipo festival di musica contemporanea in cui questa musica potesse collocarsi...(parole dette a proposito dei festival emiliani, che ospitarono in quegli anni i migliori improvvisatori di tutta Europa)".
Naturalmente, non sto qui a farvi un ripasso della storia (una circostanza che potrete esaudire molto meglio leggendo il libro); ciò che mi preme sottolineare, invece, è che su Gaslini non ci sia ancora un'edizione critica completa della sua musica, racchiusa in un testo unico (un compito direi appassionato, che nel passato era affidato ai fascicoli della rivista Musica Jazz). Nella sezione bibliografica una nota dell'autore indica che è in corso di preparazione un catalogo ragionato della produzione musicale di Gaslini, curato da Maria Giovanna Barletta e Ielmini, un evento che probabilmente sarebbe stato gradito allo stesso Gaslini, di cui se ne è enucleato benissimo il pensiero in linea generale. Non è difficile capire che la discografia dell'artista, così ampia e diversificata in relazione ad elementi della sua teoria della totalità, vada riscoperta con cura per poter evidenziare gemme che non hanno trovato modo di essere ricordate al pari di un album di Cherry, Lacy o Braxton (artisti con cui ha collaborato efficacemente nel periodo aureo del jazz spinto alle sue frontiere stilistiche). Potrebbe essere il giusto e definitivo complemento alla validissima informazione di questo Giorgio Gaslini: non solo jazz.  



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