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mercoledì 1 marzo 2017

Suoni della contemporaneità italiana: organizzare un percorso del linguaggio

Il titolo scelto per la prima monografia discografica del compositore Eric Maestri (1980) dimostra tutto il suo interesse per la filosofia della comunicazione: il richiamo evocativo al termine "Le Cose" fa pensare ad Aristotele e alle sue considerazioni sulla struttura del linguaggio; con un ampio prolungamento temporale del pensiero con cui l'Occidente costruiva la sua identità (fino al Medioevo ed oltre), Aristotele ha insegnato come qualsiasi linguaggio abbia bisogno di riconoscersi in un significato univoco, dove le "cose" o gli oggetti, sono i veicoli della trasmissione dei messaggi e dei segni, potenti mezzi concettuali che prescindono dalla lingua usata. Nella musica questo significa che non è possibile scindere il legame di un suono dal suo significato: un suono acquista senso se è espressivo, ossia proietta una certa realtà.
La monografia presenta 6 composizioni più recenti che ben delineano la difficile ricerca del compositore, in un vespaio concettuale di irte difficoltà operative. E' incentrata su una delle preferenze di Maestri (il solo piano e la musica da camera) e permette di inquadrare la psicosi stilistica dell'autore, ossia trovare le coordinate che ci consentono di entrare in sintonia con quella modalità espressiva suggerita prima e che già delineai, qualche tempo fa, nel mio articolo sulla giovane composizione italiana*. La dialettica utilizzata nella composizione è sempre sintomo di un efficace lavoro svolto sugli strumenti, che sfrutta la sonicità o le tecniche estensive per avvalorare le sincopi più profonde di un pensiero; quello che matura nella sindrome d'ascolto su Maestri è un particolare indirizzo, uno svolgimento impresso alla composizione, che fa propendere per una caratterizzazione singolare degli eventi compressi nella musica.
Maestri vive e lavora in Francia e quindi è quasi naturale che si affidi ad esecutori del posto: la collaborazione con L'Instant donné, un ensemble di Montreuil di prim'ordine, che accoglie al suo interno delle varianti strumentali specifiche (arpa e fagotto), è chiamato a svolgere il suo ruolo, e sebbene ne esca non sfruttato interamente nel cd di Maestri (che attribuisce un peso notevole all'attività della pianista Caroline Cren e della violinista Saori Furukawa), riesce ad essere depositario di un'esecuzione perfetta ed interiorizzata della scrittura di Maestri. Qui ci sono almeno due splendide composizioni: la prima è Natura degli affetti, per pianoforte solo, un gran pezzo che potrebbe pagare tributo al Morton Feldman delle gabbie temporali. In verità, il ricalco di alcuni effetti non autorizza assolutamente a pensare a similitudini: in questo caso, piuttosto, si potrebbe parlare di una sub-specie ascrivibile solo a Maestri: un grappolo di note eseguite come un leit motiv con una scia basata sul silenzio e l'immobilità risucchiata dalla risonanza dello strumento, più alcuni accordi laschi in cui si inciampa nel cammino, aprono le porte ad una sensibilità incredibilmente genuina e consentono di porre la dimensione affettiva (l'idea ispirante della composizione) a contatto con uno sterminato ed immenso spazio senza soluzioni finali, che è l'infinito delle nostre relazioni. Due livelli, dunque: affetti verso universo comunicativo, le nostre verità/posizioni contro l'infinito.
La seconda scintilla scatta in Le Cose, solo per violino di circa 19 minuti, che studia i timbri dello strumento a determinate condizioni estensive; come dice Maestri, tende a scavare nelle corde per scovare configurazioni di suoni adatte allo scopo, al punto che in alcuni momenti lo sfregamento sembri possa generare l'equivalente di un suono al flauto. E ci si crogiola in quella sensazione, costruendo emotivamente qualcosa che, anche in assenza di una specifica direzionalità ricavabile della titolazione, farebbe entrare le nostre percezioni d'ascolto in un'ambiente “povero”, “discreto”, in cui si tocca con mano la superficie del legno di una barca, individuandone le sue più o meno profonde venature, ed in cui gli improvvisi aumenti di spessore dei suoni creano un magnifico contrasto, un soliloquio che si segue attenti, attratti da questi suoni carichi di senso: una discussione piena di prospettive, che paiono lamentose e pertinenti ad una denuncia esistenziale. Un pezzo di livello altissimo, in cui si può ritrovare la migliore qualità dell'arte contemporanea.
La dimensione fisica dello spettro espressivo si moltiplica quando l'Ensemble dà un saggio di bravura eseguendo Tre Case, una composizione per clarinetto, string trio e piano, che pullula di spunti coordinati con una seconda parte volutamente più spenta ma aperta ad intrusioni veloci e non prevedibili. Rimane un pezzo molto efficace, che permette ancora di porsi molti interrogativi.
Di Maestri sarebbe consigliabile anche verificare le connessioni della sua musica da camera con l'elettronica, di cui manca naturalmente evidenza in questo cd, per ovvie ragioni. Forse in Le Cose, non sarebbe stato possibile inserire, a mò di completezza, composizioni validissime come Pieghe (per string quartet) o, per documentare la parte elettroacustica, Ritratto vivente (per violino ed eletronics), sebbene potesse essere necessario; tuttavia la monografia resta molto rappresentativa per coloro che vogliono farsi un'idea immediata dei caratteri somatici della musica del compositore. 

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*Nota:
riporto quanto detto allora: "...Eric Maestri (Nancy 1980) è una particolare configurazione dell'immobilità temporale di Feldman; strumenti suonati con un tocco mistico, lunghe note sostenute alternate a silenzi composti che sembrano pause del catarsi, con lo scopo di ingabbiare il tempo. Una dimensione psicologica del tempo deputata a cogliere luci ed ombre attraverso un percorso di sonicità prolungata; nel profondo quella splendida contrapposizione di patterns musicali e silenzi rivela un disperato tentativo di rappresentare con dignità la decadenza. A coloro che pensano che quella di Maestri sia una musica di "rinuncia", il compositore ha ben risposto che la dialettica dei suoi pezzi è la conseguenza di un lavoro di ricerca intrinseca, di scavo sui suoni, ..."di un lavoro in continuo sull'indefinito che si definisce, il disordine che per magia e semplice forza si fa ordine, provvisorio e indefinito...". Nell'ottica delle soniche sperimentazioni del compositore Francisco Huguet, Maestri ha composto per ensemble che gira attorno ad uno "strumento" elettronico costruito per lui da Léo Maurel, il cythar speaker, un'apparecchiatura modulare in grado di proiettare il suono in maniera sferica riconoscendone la provenienza dai musicisti....".


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