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domenica 22 novembre 2015

Poche note sul jazz italiano: trasgressioni di un'epoca

Per molti il significato della novità dell'arte sta nella trasgressione: in questo senso qualunque movimento artistico succedutosi nel tempo può essere considerato "trasgressivo" in quantità idiomatiche differenti. I compositori e pittori rinascimentali trasgredivano quelli medievali; Bach, Vivaldi e Handel trasgredivano i loro colleghi del rinascimento; Mozart, Haydn e Beethoven riorganizzavano il classicismo musicale trasgredendo i canoni dei loro predecessori barocchi e così via. Anche tutto il jazz del novecento è stato un secolo di trasgressioni, così come la più temeraria e rischiosa trasgressione del periodo è stata la creazione di una classicismo criptato con messaggio interno da codificare; senza dubbio l'oggetto di tale codifica ha influenzato gli improvvisatori liberi, che si sono trovati a metà strada tra le caratteristiche somatiche del jazz e quelle dei movimenti contemporanei (Fluxus, arti astratte, concretismi vari). La trasgressione è anche sinonimo di creatività, una modalità di espressione che serve agli autori per trasmettere nuove sensazioni che non siano ingarbugliabili nella massa delle espressioni artistiche già riconosciute: in tal senso si può considerare come un potente mezzo di liberazione che permette ai musicisti di esternare un pensiero anima e corpo in grado di fornire una nuova visuale sulla base di intuizioni immacolate.
Quello che da tempo succede nella libera improvvisazione appartiene a quei fenomeni musicali dibattuti: imbastito sulle ceneri di una filosofia quasi scientifica, il trasgredire in questo settore è stato considerato come un'aberrante fisiologia della musica, talvolta contenitore di stridori insopportabili e mancanti di qualsiasi anima; sullo sfondo di tale concetto giace quella parte filosofica che ha studiato la musica ricavandone materia solo dal cuore e dai suoi inspiegabili pompaggi emotivi; per la mente non era (e non è) riservato alcuno spazio. Ma la trasgressione di cui si parla andrebbe affrontata nella riorganizzazione dei termini dei punti di equilibrio delle teorie, lasciando finalmente un posto sempre più importante alla creazione come conseguenza della formazione e della progettualità: in un momento in cui le intuizioni nella musica sembrano aver finito di produrre processi finiti e visibili di trasgressione, se ne rivelano alcune che meritano un livello di approfondimento di tutt'altra natura. E' qualcosa che spaventa, ma è prospettiva terribilmente affascinante e futuristica.

Il Tecniche Arcaiche: Live at Angelica del pianista Nicola Guazzaloca è qualcosa che può aiutare ad aprire queste nuove porte della conoscenza musicale di cui si è parlato: strutturato in due suites, è la registrazione di uno splendido concerto in cui la trasgressione si coglie nelle sfumature dell'improvvisazione. Nella prima parte si realizza il concetto dell'attenzione dell'apparato sonoro, basato sull'uso estensivo del pianoforte. Non è solo la novità della tecnica che può interessare, quanto i risultati ottenibili: in tal senso Nicola fa parte di quella schiera di pianisti rari che riesce a fornire un pensiero subdolo anche quando scorre le corde interne del piano e lo fa creando delle tessiture che sfruttano quella marea di suoni alternativi di cui la letteratura musicale se ne è occupata tardi perché pensava che non fossero necessari. La seconda parte realizza il concetto dello stupore dell'impianto sonoro, ottenuto aderendo alla liberalità astratta del piano jazz: partendo da un canovaccio di accordi a cascata nello stile di Taylor e McCoy Tyner, Guazzaloca si insinua con proprie "trasgressioni" che si giocano nell'allungamento di una frase, nella sua colorazione insidiosa o nei contenuti sorpresi da improvvisi ribaltamenti di traiettoria.
Tra i migliori pianisti in circolazione, Guazzaloca ha il dono di saper abbattere il muro dell'incomprensione della free improvisation in un modo così dannatamente semplice: si boicotta qualunque asfissia comunicativa per entrare in un mondo di sensazioni che parcheggiano nella zona del sentimentalismo aurale.

Un'altra trasgressione viene da un trio imbastito in Sardegna nel 2013 per un concerto, costituito tra il violoncellista Maurizio Basilio, il percussionista Paolo Sanna e il chitarrista elettrico Fabrizio Bozzi Fenu. Immaginando che i tre strumenti suonati si trasformino in agenti chimici, si va alla caccia dell'equilibrio armonico di una possibile fusione cangiante degli elementi. "Le point triple de l'eau" raccoglie la sfida artistica di confrontare gli stati essenziali della materia per fornirne una probabile descrizione aurale di tipo descrittivo: se è vero che il punto triplo dell'acqua corrisponde all'equilibrio dei tre stati dell'acqua (gassoso, solido, liquido) in determinate condizioni di pressione e temperatura, è anche vero che è possibile simulare dinamicamente la bilancia dei possibili valori dei tre stati alla ricerca di punti di contatto che siano musicalmente significativi; in tal modo il punto triplo è solo un momento estemporaneo di ricongiungimento poiché la regola è descrivere gli stati precedenti o susseguenti. Per fare questo è necessaria un'impostazione diversa di violoncello, chitarra e percussioni, significa provocare una serie di scompensi sonori che si ricostruiscono strada facendo, aiutati da un minimale collegamento di elettronica; alcune tecniche non convenzionali vengono incontro ai tre musicisti che lavorano ad una biologia astratta del suono che produce in molti momenti risultati confortanti: vedasi la seconda parte di A l'extérieur des tubes e soprattutto la notevole Trou d'électron, che articola il pensiero musicale in maniera tensiva, con una psicosi convulsa da esperimento di laboratorio, capace di raggiungere inconsapevoli lidi armonici. Come in un bel racconto di chimica.

Per finire un'ulteriore dimostrazione di trasgressione arriva da una gradita ristampa di uno dei primi progetti satellite condotti dal sassofonista Massimo Falascone nella Milano dei primi anni novanta. I Musimprop pagavano tributo al dadaismo e al collage musicale in un momento in cui tale moda era praticamente ai margini (lo stesso Zappa era rivolto musicalmente ad altre cose a quei tempi); assieme alla figura stabile dei sassofoni rutilanti di Massimo compariva un ensemble variabile: il fratello Paolo al contrabbasso e alla parte elettronica, Filippo Monico alla batteria, un inaspettato Roberto Del Piano impegnato alla chitarra elettrica e al delay, e in minor frequenza ed assiduità Edoardo Ricci, Stefano Bartolini, Giancarlo Locatelli e Angelo Contini. 
"Unissued '91-'92" raccoglie le registrazioni fatte al Barigozzi di Milano in quegli anni e propone una ricca miscela di musica alternativa frutto della messa in gioco di una serie di eventi che catalizzavano il mondo della "cultura" di quegli anni:  le parodie dissacranti degli Squallor, la migliore portabilità del live electronics, i primi giochi televisivi a budget milionari o le trasmissioni di jazz delle radio private erano magnifici conviviali di creatività da utilizzare in progetti anacronistici perché profusi in nicchie come quelle del free jazz e della sperimentazione. C'è un preciso canovaccio nelle esibizioni dei Musimprop che vede Massimo Falascone fare la parte di un Akira Sakata italiano, sempre in tonalità aspra e lacerante, di contro ad un gruppo che eleva a bandiera di vascello le istanze della tecnologia: voci e spezzoni radiofonici o televisivi pre-registrati si incontravano con un live electronics combinato, in cui i musicisti avevano imparato quei tre o quattro trucchi vincenti per dare forma alla loro improvvisazione. Sembra che queste registrazioni non trovassero un'etichetta disponibile alla loro pubblicazione permanente e l'oblio sarebbe continuato se Stefano Giust della Setola di Maiale non le avesse casualmente raccolte e prese in considerazione con la sua lente d'ingrandimento critica, ma vi posso garantire che esse anche a distanza di tempo reggono benissimo l'ascolto, direi che lo rendono quasi confortevole: in quelle operazioni c'è molta più umanità di quanto il progetto potesse far pensare, sono veicoli perfetti di ascolto alternativo per le serate invernali, un turbinio di volontà che mascherava un'idea precisa e intelligente da sviluppare.


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