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giovedì 12 dicembre 2013

Gao Ping: Piano Quintet "Mei Lan Zhu Ju" / The Mountain / 12-Hour Bridge








".....The musical style of Ping and of his composition "The Mountain" are hidden in the filosofy of the travels of Xingjian, reflecting meetings and habits of a people......it is a musical spirit that is free from any vulgar perception and leads to the innate symbolism of Chinese culture...."


".....Pragmatic scores, many beautiful subtleties to be discovered inside the pentagram and a strong ability to build musical images from a text or a simple sentimental memory, are the qualities that make of Gao Ping one of China's most important composers of recent years....."



Affidandosi a quella funzione narrativa che tanto è cara a talune categorie di compositori, il cinese Gao Ping (1970) sta tentato di descrivere gli story-tellings della sua infanzia nonchè i paesaggi e le ricche scene di vita della regione di provenienza, lo Sichuan. Sulla base di un connubio tra atonalità e tradizioni che, in verità non è una novità vista la prospettiva storica, Ping sembra appartenere per la stampa alla sesta generazione di compositori cinesi (la quinta dovrebbe essere quella di Tan Dum) che portano ombre e colori della propria civiltà utilizzando anche le dissonanze occidentali (con un più o meno graduabile dosaggio di immissione); particolarmente sintomatico della capacità di raccontare, la Naxos pubblica per il cinese un secondo cd di sue composizioni dopo il già interessante labirinto fatato di visioni pseudo occidentalizzate di Shuo Shu Ren/Distant Voices

La nuova raccolta raccoglie diverse idee: l'ispirazione è assicurata stavolta dalla novella di Gao Xingjian, Soul Mountain e le inflessioni e la dialettica della lingua dello Sichuan. Ping basa molto della sua scrittura sul piano (è anche è un ottimo pianista) che gli spiana la strada per morbosi impasti che rimbalzano da una patria all'altra. Il libro di Xingjian vinse il nobel per la letteratura nel 2000 grazie ad una di quelle trame orientali invasive, che ti prendono nei sensi, ossia quella di un uomo a cui gli era pronosticato un cancro in maniera errata e che, per timore della sua libertà politica, si nasconde nelle montagne dello Sichuan, prima di essere sicuro di ritornare salvo nel suo paese. Lo stile musicale di Ping e di The Mountain si nasconde dentro i viaggi di Xingjian riflettendo gli incontri e le vicissitudini imbastite da un popolo, così come particolarmente attraente è lo stile usato per presentare le ambigue domande spontaneamente rivolte dalla musica alla natura dopo le disperazioni provocate dal terremoto di Sichuan in Questioning the Mountain; qui un violino "popolare" (una candida melodia folk) mantiene intatta la traiettoria di un colorato piano che rimanda a Takemitsu; è uno spirito che si affranca da qualsiasi becera percezione e si accomuna al simbolismo innato della cultura cinese: in questa direzione una sensazione di predominio rispetto ai dettami occidentali sembra verificarsi anche in 12-Hour Bridge (specie nel secondo movimento, che è apertamente sbilanciato sul versante del patrimonio musicale orientale), mentre più equilibrata è la celebrazione in Piano Quintet delle quattro piante simbolo della saggezza e dei sentimenti (Mei, Lan, Zhu, Ju) dove alcune oasi solitarie di violino e piano spesso si pongono in contrasto con un dinamico quartetto di archi in chiaroscuro che porta in orbita i nostri pensieri.
Partiture pragmatiche, bellezze da scoprire all'interno del pentagramma ed una salda capacità di costruire immagini musicali da un testo o da un semplice ricordo sentimentale estemporaneo, sono le qualità che fanno di Gao Ping uno dei compositori cinesi più importanti degli ultimi anni.


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