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domenica 24 marzo 2013

The Creole Choir of Cuba


E' straordinaria la circostanza di come persone con religioni e sintesi culturali diverse abbiano coabitato e condiviso la sofferenza dettata prima dalla schiavitù e poi della povertà stabilita  dall'economia: anche i creoli divisi dal punto di vista religioso sostanzialmente tra la chiesa romana e il voodoo condividevano in gran parte del loro impianto ritmico lo spirito di protesta, la forza di reazione intrinseca seppur condensata in abitudini di vita diverse. Ed in questo il potere della musica nell'evocazione storica tra generazioni ha costituito un evento strabiliante. Per quanto riguarda i creoli di Haiti, essi si dovettero rendere protagonisti di plurime ondate migratorie (costretti dallo schiavismo dalla fine del settecento fino a tutto l'ottocento, così per sfuggire alla dittatura intorno al 1950) che da uno dei paesi storicamente più sfortunati del mondo li portò a Cuba miscelando il patrimonio di quel paese con il loro patrimonio d'importazione: si trattava di gente che parlava francese creolo e che ereditava tutta una serie di abitudini spirituali e di vita diverse da quelle di Cuba: questi angeli misconosciuti di Dio dovevano sopportare la povertà, l'indifferenza e il sopruso dei loro padroni o dittatori, lo sfruttamento dei loro figli eppure erano sempre in possesso di una forza indomita di speranza per il futuro che si riversava nell'educazione, nella musica e nella religione. E' proprio questa speranza di rinnovamento che il Creole Choir of Cuba, un gruppo di dieci elementi appartenenti a questa etnia discussa, scolpisce nelle proprie perfomances: questo coro formatosi nel 1994 per supportare le difficoltà economiche di Cuba (che in quel periodo soffrì uno spaventoso periodo di carestia economica) trovò un nuovo appiglio per far "risorgere" le istanze storiche degli Haitiani creoli; il coro di Camaguey, condotto da Emilia Diaz Chavez registrò il primo cd nel 2010 "Tande-la": la particolarità di questo ensemble risiedeva non solo nella risonanza armonica delle loro splendide voci, ma anche nel fatto che veniva utilizzato il rigore formale di un coro religioso occidentale trapiantandolo nei Caraibi; sono tutte influenze rimaste intatte nel tempo, ma che pur nell'inevitabile abbinamento con i generi cubani mantengono tutta la loro caratura ed originalità. 
"Santiman", recente pubblicazione per la Real World di Gabriel, rimanendo nel solco di "Tande-la" vi offre il canto operatico di "Preludio", le armonie degne di un gruppo corale occidentale incrociate con la latinità creola ("Simbi", "SoufleVan-Mengaje", "Balada de Annaise", etc.), le modificazioni incontrollate dei generi caraibici ("Pale Pale", "Jubileo"). Insomma un altro pezzo culturale da Cuba da affiancare alla novella del Buena Vista (con tutte le dovute differenze) dove però mi sembra che l'età media sia nettamente più bassa e quindi utile per raggiungere quel consenso che i vecchietti cubani ottennero solo nella parte finale della loro vita.

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