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venerdì 22 marzo 2013

Romantic violin concerto vol. 14: Glazunov & Schoeck


Cover of CDA67940 - Glazunov & Schoeck: Works for violin and orchestraDopo la pubblicazione lo scorso anno del volume 13 dedicato ai primi due concerti per violini di Vieuxtemps (in media con la produzione romantica di quel periodo e nettamente inferiori agli ultimi concerti dello stesso), la Hyperion sistema la parte violinistico-concertistica del compositore Glazunov affiancandogli l'unica composizione per violino ed orchestra del compositore svizzero Shoeck. Glazunov fu un potente tratto trasmissivo della Russian school romantica e nazionalista, così come confermato dal suo "Concerto in A minor op. 82" che rimane uno dei migliori esempi delle sue qualità di eccezionale rimescolatore di armonia e tradizioni popolari: sembra che questo suo concerto sia rimasto più impresso nel repertorio rispetto alle sue sinfonie o al resto della sua produzione in archi, e il motivo è certamente la mostruosa bellezza e attualità della composizione: nato nel 1904 come regalo fatto al violinista Leopold Auer, il "Violin Concerto" è una straordinaria rappresentazione delle capacità di Glazunov che imbastisce un concerto a due facce: una prima parte più lirica e discorsiva che si trasforma gradatamente in un vero e proprio encomio alle radici popolari ed in particolare alle danze cosacche. La cosa eclatante di questo concerto è che Glazunov fa girare l'orchestra in maniera dinamica, attribuendo un piccolo spazio ad ogni strumento, per risaltare l'organicità della composizione ed evitare la rimasticazione del tema, che spesso è stato punto nevralgico non risolto nell'economia complessiva della composizione orchestrale di stampo romantico; la "Mazurka-oberek" ha un andamento simile al concerto per violino, dove le differenze stanno nel tipo di danze da inserire nella composizione: la mazurka era una danza polacca, mentre l'oberek era una veloce danza slava (sembra che Glazunov abbia anche preso in considerazione la Kujawiak); ma il compositore russo era anche fenomenale senza afflati etnici, e la "Meditation in D Major op. 32" è una breve dimostrazione di composizione diretta all'anima e piena di virtuosismo.
Othmar Schoeck era invece un compositore dedito ai lieder vissuto artisticamente intorno alla I° guerra mondiale: è realmente una sorpresa il suo ascolto se pensiamo al fatto che lo svizzero non ebbe una copiosa produzione orchestrale senza voce: scritto in virtù dell'infatuazione verso la violinista ungherese Stefi Geyer e succube dell'influenza germanica di Brahms, il "Concerto - quasi una fantasia in B Flat Major op. 21" è nettamente sbilanciato verso un romanticismo che coniuga la solita estasi armonica del movimento con alcune sterzate di imminente decadentismo, più vicine ad una certa sofferenza d'espressione. 

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