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mercoledì 27 marzo 2013

Poche note sul jazz italiano (5° parte): trombone, tuba ed altri ottoni



Nonostante vi sia una forte idiosincrasia tra la politica delle scuole nazionali di conservatorio e la realtà e prospettive del lavoro sul campo, il trombone e strumenti affini stanno avendo in Italia negli ultimi anni dei fiorenti rappresentanti; l'onda di riscoperta a livello mondiale dei cosiddetti "toni bassi" sembra aver contagiato positivamente anche la realtà italiana: se questi strumenti sono sempre stati storicamente abbastanza trascurati, oggi le possibilità offerte dalle estensioni della tecnica e soprattutto quelle offerte dall'intersezione con il computer e il live electronics, lo pongono in una nuova dimensione molto più eccitante e valorizzata rispetto al passato, in cui si versa un crescente interesse delle nuove generazioni di musicisti. In questa mia breve disquisizione mancheranno forse molti nomi interessanti: il motivo è che si è dovuto anche contemperare l'esigenza di avere almeno una registrazione di riferimento (si pensi a Massimo Morganti, Dino Piana o Federico Pierantoni); inoltre risulta molto più sfocata la naturale tripartizione che ho adottato per gli altri strumenti sinora: alcuni dei trombonisti citati hanno un certo grado di polivalenza, ossia percorrono strade che toccano varie realtà senza che sia possibile stabilire un confine della proposta e soprattutto ruotano attorno alla figura storica dell'Italian Instabile Orchestra.
E' quasi superfluo sottolineare come il nostro migliore rappresentante nel jazz al trombone è stato (ed è ancora) Giancarlo Schiaffini, trombonista che ha partecipato alla nascita delle frange d'avanguardia italiane negli anni sessanta, collezionando tutta una serie di preziose registrazioni riconducibili in parte alla free improvisation e in parte alla tendenza contemporanea; inoltre è uno dei più valenti (e stimati internazionalmente) suonatori di tuba del paese, le cui composizioni sono entrate nel repertorio classico dello strumento (per una raccolta completa indirizzarsi all'esperienza del Tuba Libre). La sua importanza si è estesa col tempo anche ad una forma di "conduzione" di organizzazioni specifiche (vedi la Phantabrass) in cui trombe, tromboni ed ottoni di varia estrazione venivano messi assieme per sperimentare nuove tipologie di suoni. La presenza fissa nell'Italian Instabile Orchestra e nei gruppi di Mario Schiano è stata il veicolo principale per conoscere ed apprezzare le sue idee, ma Schiaffini è meritevole di aver contribuito in Italia ad emancipare il trombone dai soliti luoghi comuni e a sfatare tanti falsi preconcetti, dandogli quella libertà di espressione, quello status d'arte, che anche uno strumento dai toni bassi poteva offrire. La sua esplorazione sembra non fermarsi e le recenti incursioni nell'elettronica (vedi "L'anello mancante" o il progetto Opus con Walter Prati e Thurstone Moore) dimostrano quell'ampliamento di prospettiva utile per un ulteriore sviluppo delle tematiche sullo strumento.
La radura di electronics fu anche il banco di prova per un altro veterano del nostro trombone, un signore che esordiva discograficamente con "Il giorno del santo" nel lontano '92: trombonista vissuto molto nell'area di attrazione di Schiaffini nella Italian Instabile Orchestra, Sebi Tramontana (che proprio con Schiaffini ha recentemente registrato un cd in duo) ha realizzato una propria filosofia di suono, personale e discorsiva, che può essere ascoltata con proficuità nel duo sperimentale ed ironico di "E' vero" con Joelle Leandre al contrabbasso; nell'ottica del vero professionista dello strumento immerso nella dimensione internazionale, Sebi ultimamente sta collaborando con il puntillismo di Frank Gratkowski. Forte di una seria esperienza condotta con molti musicisti e bands importanti, il terzo trombonista dell'Italian Instabile Orchestra è Lauro Rossi, messosi in luce con due collaborazioni fatte con il contrabbassista Giovanni Maier ("Incroci obbligati" e "Un oscuro scrutare") in uno stile free, melodico e discorsivo che ha tanto spazio di evoluzione; allo stato attuale Rossi, inoltre, è uno di quei trombonisti più accreditati in quello spazio dedicato alle plurime proposte di stampo etnico di Minafra, essendo uno dei prescelti delle sue formazioni più culturali (vedi in "Terronia"). Particolarmente affascinato dalle interazioni del suo trombone con la contemporaneità, la multimedialità e la danza è Angelo Contini, un trombonista ingiustamente sottovalutato, che nel 1985 (con Mazzon, Falascone, Del Piano, etc.) era parte di quella meteora che rispondeva al Gruppo Contemporaneo (il dimenticato "Aspettando i dinosauri"); poca attività discografica, Contini si è preso una rivincita negli ultimi dieci anni poichè finalmente egli ha avuto la possibilità di incidere molti cd nella Amirani R. (tra cui i duetti con Mimmo in "Two days/Tuedsay") e in Setola di Maiale.
Nell'àmbito dei trombettisti con un background di espressione più conservatorista, si segnalano le idee artistiche di Gianluca Petrella, un J.J. Johnson dei tempi odierni, che dopo validissime collaborazioni con Antonello Salis e Furio di Castri, si distingue nei progetti di sua ideazione che pescano nel post-bop con tracce di computer-sound del quartetto "Indigo 4", nei lavori post-moderni ultimi di Rava e nelle improvvisazioni mature della Tubolibre di "Slaves". E' proprio questo nuovo corso del barese (utilmente messo a frutto nell'esperienza parallela della Cosmic Band, un gruppo conteso da istinti tra Miles Davis e Sun Ra) che lo vede al fianco di un altro talento nostrano, Mauro Ottolini; trombonista eccellente, Ottolini comincia a farsi notare a colpi di funk, ritmi in levare e assoli condivisi; ma è anche la sua attività compositiva che affascina, infarcita di progetti in cui partecipano i migliori musicisti italiani: la "Slide family", una libera associazione di undici tromboni assistita da due batteristi nell'ottica di una sovraesposizione dello strumento; "I separatisti bassi", gruppo di contrasto tra alcuni strumenti principe del jazz (piano, batteria) con quelli sordi, ossia con tutti quegli strumenti che emettono toni bassi (dal trombone al sax baritono, dal flauto basso al clarinetto basso) che diventa un'operazione che, partendo dal jazz più lineare, arriva a lambire i territori di Schoenberg; i "Sousaphonix", un aggregazione che oltre ad essere un palese omaggio al susafono (un trombone di grossa cilindrata con ampia campana), è anche un ritratto centrato delle sue passioni che vanno dall'amore verso il New Orleans sound, le infide bands di Chicago degli anni trenta, Duke Ellington, l'hard-bop e le sue evoluzioni funk, tutte inserite entro un pizzico di originale bizzaria. Un'altro ibrido tradizionalista è Beppe Caruso che si mise in evidenza nel 1998 nel trio di Mr. C (con Cecchetto e Tononi): pur avendo sempre molti contatti trasversali, anche nella musica leggera, Caruso è in possesso di un bell'impianto lirico che forse non ha ancora trovato la registrazione "definitiva", sebbene sia interessante l'empatia dimostrata con le percussioni di D'Auria in "Piccole storie". Molto interessante è anche Giorgio Giovannini, che oltre a suonare con Cisi e a partecipare al disco di Marco Tardito su Monteverdi come Amarilli Quartet, ha fondato la sua Filtering Orchestra, dove si assiste ad una rilettura degli standards del jazz con improvvisazione basata su loops; può essere utilmente ascoltato in trio con Tardito e Carletti in "The Original Trilogy" per la Silta R.. Tra i giovanissimi un trombonista promettente è il beneventano Alessandro Tedesco, la cui melodicità punta a costruire una propria "fusion" jazzistica (con riferimenti anche nell'etnicità partenopea) che incrocia sommessamente l'elettronica e dove l'interesse alla liricità del suono non prevede grandi virtuosismi: Tedesco ha da poco pubblicato un nuovo album, "Harmozein" in cui riceve gli elogi di Fresu nelle linee interne di copertina.



Le puntate precedenti:
Poche note sul jazz in Italia: introduzione (prima parte)
Poche note sul jazz italiano: i sassofoni (terza parte)
Poche note sul jazz italiano: tromba (quarta parte)



2 commenti:

  1. bell'articolo, interessante!

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  2. e viva il trombone vanguardia italiana : Schiaffini "memo from" con Ianaconne (etichetta Cramps illustrissma) e "passemezzo" dello SIC (red record) , Danilo Terenzi, Sebi Tramontana, Petrella e Angelo Contini ......... ciao a tutti
    l'Italia erà anche il paese di predilezzione di Paul Rutherford chi suonava con Toni Rusconi .........

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