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mercoledì 20 marzo 2013

Craig Padilla: When the Earth is far away

Una delle critiche più diffuse che viene fatta alle nuove generazioni di musicisti aderenti alla scuola berlinese di elettronica degli anni settanta è che esse non riescono ad innovare: sebbene in alcuni casi questi musicisti abbiano tentato strade personali altrettanto discutibili, la realtà è che nel sentire le nuove produzioni il plagio è sempre a portata di mano. Resta, però, una considerazione che si presenta comunque attraente e che può spingere ancora oggi a seguire la scena originariamente divisa tra nord europea e californiana soprattutto, ed è il concentrarsi su un soggetto o un tema creando un'espressione artistica nuova, che in qualche modo si distacchi dall'emulazione, garantendo la bontà del risultato: non sono in molti, purtroppo, ad avere quella capacità creativa di addomesticare sintetizzatori e sequencers in modo da forgiare un suono distintivo, che può fregiarsi di essere considerato valido aggiornamento del genere. Craig Padilla, residente a Redding, è da molti ritenuto come uno dei più validi musicisti elettronici della seconda generazione post-Schulze e post-Roach, per via della perizia con cui maneggia le apparecchiature: dopo una iniziale, silenziosa entrata nel mondo dell'elettronica con molti vinili e nastri indipendenti, Padilla venne notato ed invitato a registrare con le principali etichette discografiche del settore intraprendendo una fruttuosa carriera anche nel mondo della cinematografia. Padilla è un pò il factotum dell'immobilità innovativa che però ha il pregio di aver accumulato tanta di quella esperienza da saper come soddisfare gli utenti: molta elettronica risaputa che quando però è sorretta dall'ispirazione riesce ad evitare la monotona ripresentazione dei modelli sonori berlinesi, compiendo quell'aggiornamento di cui si parlava prima. Per Padilla ritengo che questi brillanti momenti siano intervenuti in occasione del suo esordio "adulto" per la Spotted Peccary nel 2002 con "Vostok", una lunga composizione ambient intesa a riprodurre la base scientifica sperduta nel centro dell'Antartico, seguito da "Genesis", album di transito che lo stesso Craig definisce molto vicino al progressive rock. L'attività musicale di Craig è stata comunque quasi sempre condivisa con Skip Murphy (che partecipa a gran parte della sua discografia divenuta ormai rilevante) intervallata da estemporanee collaborazioni, tra cui quelle avute con Zero Ohms (alias Richard Roberts). Con quest'ultimo Padilla aveva registrato già "Path of least resistance" nel 2005 e "Beyond the portal" nel 2009, senza destare grandi impressioni, nonostante Roberts fosse già conosciuto negli ambienti per il fatto di suonare una grande quantità di strumenti a fiato provenienti da tutto il mondo (una specie di poliglotta ai fiati di stampo "world"); il terzo recente episodio "When the earth is far away" è senza dubbio il migliore dei tre e probabilmente costituisce uno dei migliori della sua intera carriera: affrancandosi finalmente da riciclaggi elettronici, pianoforti improbabili (come succedeva nel debole "The heart of the soul"), Padilla, accostandosi all'argomento cosmico ne dà, assieme a Roberts, una splendida visione descrittiva, che richiama mente e interiore, in cui i flauti sintetizzati di Roberts (molto vicini al gusto new age) si uniscono ai droni eterei e romantici di Padilla proiettando un nuovo ricordo di quel famoso viaggio cosmico che spesso immaginiamo e che solo questa musica riesce subdolamente a catturare: strani venti cosmici perfettamente riprodotti, distanze irraggiungibili, materia che si fa evidente durante il percorso (ossia alcuni degli elementi che fecero la storia di questo genere musicale) sembrano ancora affascinare l'ascoltatore e dimostrano come forse l'uso di tastiere, synths e apparati di abbinamento abbiano sicuramente prodotto nel tempo un sentiero a due facce, quello dell'elettronica obsoleta e quella relativa alla spazializzazione dei suoni che invece sembra avere uno status musicale e artistico non soggetto ad usura. 

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