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mercoledì 18 luglio 2012

Woody Guthrie at 100


Alessandro Portelli scrisse su Woody Guthrie nel 1975 uno dei libri più affascinanti nell'àmbito della storiografia riferita alla nascita della cultura musicale americana, libro cult di cui ho sempre apprezzato il linguaggio serio e comprensibile e la verità delle tematiche. Portelli nel suo sito internet ad aprile riprendeva le vicissitudini di Guthrie per trasferirle nel mondo di oggi e verificare la loro attualità: quel libro più volte ristampato può essere quindi integrato con queste nuove considerazioni che a distanza di cento anni sembrano non perdere il loro attaccamento alla realtà*. Guthrie è stato uno dei grandi iniziatori della musica popolare che cento anni fa dimostrava come la comunità avesse problemi che necessitavano di un bisogno inderogabile di soluzione mediante una nuova trattativa sindacale. 
Dal punto di vista musicale Guthrie si trovò in un periodo in cui i principali ceppi dell'american music erano già in fase di elaborazione concreta: la country music era nella sua fase espansiva e si proponeva come una filiazione diretta della cultura dei contadini americani del sud: gli elementi musicali che provenivano dalle campagne erano la memoria storica dei suoi abitanti; le origini venivano segnalate dai passaggi "migratori" delle classiche ballate anglo-scozzesi, le canzoni religiose cantante in stile da inno inglese e la musica ballabile fatta con fiddle e banjo. I primi cantanti del country venivano da questo background: la Carter Family e Jimmie Rodgers erano i termini di riferimento per Woody e gli esponenti della prima country music erano operai, minatori, contadini che cantavano storie tratte dall'esperienza di vita quotidiana. (Dock Boggs, Dave McCarn, Jimmie Tarleton, etc.**). Essi raccontavano storie con la necessità di imporre una morale, di essere religiosi senza nessuna particolare enfasi sul modo di combattere la tirannia nel mondo del lavoro: su queste basi si inserisce il lavoro di Guthrie che introduce il testo politico. D'altro canto in quegli stessi anni il blues si sta cominciando ad inserire nella composizione country grazie ai rapporti di lavoro che si creavano tra bianchi di un certo ceto sociale e neri: ognuno, per ragioni diverse, aveva qualcosa da rivendicare. 
Woody, quindi, ebbe il merito di capire che si poteva accoppiare alla musica un messaggio di protesta che derivava dall'osservazione della realtà vissuta dai contadini e mezzadri americani: egli cantava in "If i was everything on Earth"...."se fossi il presidente Roosvelt darei la roba da mangiare gratis, regalerei cappelli Stetson, e lascerei circolare il whisky. Distribuirei vestiti nuovi, almeno tre volte la settimana, e sparerei al primo grosso petroliere che ha ucciso il torrente dove si pescava...". Guthrie quindi aveva una coscienza politica che già era espressione di una forma ostile di combattimento verso i datori di lavoro. 
Steinbeck scrisse un'articolo su Guthrie usando queste parole ...."...è solo una voce e una chitarra...ha la voce aspra e nasale....non c'è niente di dolce in Woody e niente di dolce nelle canzoni che canta...Ma c'è qualcosa di più importante per chi è disposto ad ascoltare...c'è la volontà di un popolo di resistere e di lottare contro l'oppressione...Credo che questo sia ciò che chiamiamo lo Spirito americano... Guthrie non è pero staccato da quel popolo, egli è parte integrante di esso e questo fa la differenza con l'odierno, perchè tutte le operazioni di recupero della personalità di Guthrie nel tempo, comprese quelle che hanno visto gruppi interi di musicisti blasonati suonare a favore della propaganda politica d'insediamento di Obama, hanno spesso ammazzato quella purezza di intenti del cantautore americano, poichè vittima di strumentalizzazioni: si parte dalle molte raccolte musicali del passato che vennero pubblicate senza alcune strofe (quelle più malefiche) lasciando quelle che davano spazio al patriottismo e al sentimentalismo nazionalistico; così come nella sua stessa terra di nascita, Okemah, venne eretta una grande scritta alla stazione in cui si dice "Okemah - patria di Woody Guthrie", affermazione usata a scopi turistici dopo che gran parte della cittadinanza lo aveva ignorato quand'era in vita; per finire ai concerti accennati prima, dove molti degli elettori presenti stanno già pensando da tempo ad un nuovo presidente. Per molti Guthrie è stato l'americano anti-americano, era il proletariato vero e genuino, quello che non avrebbe pensato che un'unione di forze potesse essere in cerca di una sistemazione politica accondiscendente alle situazioni reali. 
Musicalmente, l'eredità di Guthrie è immensa per l'America perchè un certo tipo di musica si è riconosciuta in lui e questo fenomeno va ancora avanti nelle nuove generazioni: ma è anche indubbio che l'esempio dell'uomo e del musicista pienamente consapevole delle sue idee costituisca un patrimonio dissacratorio che ha colpito nel proprio intimo pochi countrymen musicali moderni specie nell'utilizzo di un linguaggio radicalmente trasferito a loro dalla personalità dell'artista americano e utilizzato per combattere l'ipocrisia e il falso perbenismo di alcune frange del popolo statunitense (si pensi a Steve Earle e i suoi discussi legami ideologici verso i talebani afghani in John Walker's blues). 
Se le affermazioni genericamente rivolte contro il sistema bancario sono pienamente condivisibili (io aggiungerei un'altra frase alle altre massime che lo riguardano del tipo.."ci sono fuorilegge che si presentano con le armi, altri che si presentano con le cravatte"), così come condivisibili sono quelle sempre attuali dei flussi migratori (un processo difficile che non vuole essere risolto dalla politica internazionale), restano discutibili quelle sul ruolo dei sindacati, che indiscutibilmente hanno visto crescere la loro forza ma (come paventavo prima) hanno usufruito della loro organizzazione per dividere quel benessere (che oggi si sta rivelando effimero), accettando determinati comportamenti e smorzando il vero senso del "controllo" politico delle istituzioni riguardo ai problemi da affrontare.


*vedi alla pagina http://alessandroportelli.blogspot.it/2012/04/woody-guthrie-cento-anni.html
**tutte le citazioni sono prese dal libro di Portelli, "Woody Guthrie e la cultura popolare americana", Sapere 2000, 1975, più volte ristampato.

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