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lunedì 2 luglio 2012

Un'ondata di gelo dai confini siberiani: Lera Auerbach





Chi ha visto uno degli ultimi film di Kubrick "Eyes wide shut" si sarà accorto come il regista fosse un appassionato di musica contemporanea: in particolare nella colonna sonora, spiccava (anche nel senso interpretativo del film) un brano di Gyorgy Ligeti, ossia il movimento II della "Musica Ricercata" (mesto, rigido e cerimoniale) che acclarava in maniera inequivocabile nell'àmbito classico il tema del sospetto, costruendone una sua dimensione partendo dal lato della risonanza della musica; quello che più affascinava era l'uso dei tasti più bassi del piano, alla ricerca di un "timbro" in scatola di montaggio da poter esporre per l'intera durata. Ebbene, la compositrice russa Lera Auerbach sembra avere appreso molto da quel brano: sebbene la stessa abbia un background formativo piuttosto vario e che specificatamente si fa scudo del passato per rappresentare bene il presente (una netta interposizione si nota in quel che fecero Shostakovich e Schnittke specie nel comparto "string" e la maggioranza dei più profondi pianisti dell'epoca romantica) la stessa ha proprio nel piano la sua principale arma di differenziazione: come detto prima, molta composizione si snoda attorno all'utilizzo delle tonalità finali (a destra) del pianoforte; ha fondamentalmente uno spirito romantico che ha echi di Schubert e Brahms (l'orchestra suona decadente e pastosa come nella parte finale di una sinfonia dei tedeschi, solo che l'istinto è quello del prolungamento delle fasi) ma esso è mediato da una voglia maniacale di voler esprimere sentimenti con i mezzi espressivi del moderno: quindi non solo il senso di misterioso e sospettoso di Ligeti, ma anche qualcosa che a che fare con la magìa o con i sogni, con punte in cui quel vortice da "paura dell'ignoto" sembra far rivivere un tema dell'horror umano trasmutato in un brano di un compositore classico. Se questa situazione è prerogativa quasi esclusiva per il componimento pianistico, quando ci si sposta nelle evoluzioni degli strumenti a corda l'accostamento inevitabile in prima istanza è a Shostakovich per quel suo splendido idioma di flusso da incoscienza e anche per il suo senso ritmico (la Bis ha pubblicato un cd "Ballet for Lonely Violinist" in cui compaiono di fianco alle composizioni della Aeurbach, anche la sonata per violino e piano op.134 e la Suite for Jazz Orchestra del russo), sebbene Lera possegga il respiro ma non proprio l'andamento della scuola russa. Quell'atmosfera mista tra tristezza interiore e trasformazione surreale è  l'aspetto dominante della Stabat Mater che vive un riadattamento splendido tra le idee di Pergolesi e quelle dei suoi sogni, così come nel "Double concerto" (che merita una immediata registrazione ufficiale) si ascoltano alcuni dei più azzeccati impasti strumentali degli ultimi anni che mettono in evidente imbarazzo le due sinfonie, in cui forse la voglia di sottolineare significati extramusicali va a denutrimento dell'aspetto musicale. 
Tutto contribuisce quindi a confondere l'aroma romantico in qualcosa che è esclusivo della Auerbach, che è come sentire Schubert o Prokofiev con la sensibilità moderna: un risultato riuscito che la gran parte dei compositori odierni fa fatica a raggiungere; artista visuale, scrittrice premiata in Russia oltre che musicista, Lera è uno dei talenti più corteggiati dalla critica mondiale (nata nel 1973), ed è artista sincera, che si interroga sui contenuti da attribuire alle sue composizioni, così come interessante può essere il suo approfondimento come artista scoprendo una quantità di informazioni (musicali e non) che dimostrano come i complimenti spassionati ricevuti dalla Gubaidulina non sono affatto secondari.

Discografia consigliata:

-Ballet for a Lonely Violinist , BIS 2005
-Preludes and Dreams, BIS
-Flight and Fire, Hänssler Classics
-Sogno di Stabat Mater, Nonesuch

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