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venerdì 13 luglio 2012

La scomparsa di Lol Coxhill


Personaggio molto stimato negli ambienti musicali, Lox Coxhill è purtroppo scomparso qualche giorno fa; lungi da me il pensiero di scrivere un riepilogo completo della sua carriera (che peraltro potete trovare sulla rete ad opera di qualificati giornalisti), sorge comunque l'obbligo di tracciarne un breve profilo, dato che non potremo più ascoltare dischi a suo nome.
Il primo pensiero è a Londra, che all'inizio degli anni settanta era diventata una polveriera di talenti e di nuove idee musicali. C'era la netta sensazione di potersi inserire in molti tasselli che i generi musicali avevano spontaneamente aperto e non ricolmato: Lol Coxhill era il principale musicista di raccordo di molte di quelle tendenze. In quegli anni la Canterbury scene continuava a dettare legge nell'ambito delle proposte rock e jazz e la sua figura si sviluppa con un brand stilisticamente vicino a quello del sassofonista Elton Dean, ma di fianco a quel fortunato giro, anche le figure seminali di Derek Bailey e di altri musicisti inglesi, "impegnati" in una adeguata riscoperta del free europeo, influenzavano i musicisti in un modo diverso da quello implicitamente riferito al Miles Davis elettrico; così come gli impianti sperimentali che provenivano dall'associazione di musicisti AAM di Cornelius Cardew e Keith Rowe, davano anche un'impulso ai rapporti tra jazz e nuove tendenze della musica moderna (Lol era un'amante di Varese, Penderecki e Xenakis, ma anche il punk lo affascinava*).
Coxhill era sempre nel mezzo di questi binomi tra generi, spesso privilegiando il suo ruolo di educatore e membro indispensabile di queste aggregazioni: versatile, con uno stile al soprano che è figlio del jazz americano ma anche del nonsense e dell'ironia proprio della immaginazione patafisica dell'Inghilterra di Canterbury, Coxhill procedeva disincantato e sperimentale al suo strumento intervallando il suo jazz tipicamente inglese, con la passione per la musica popolare di vari paesi. Riguardo all'etnicità della proposta, Coxhill fu unico nel proporre qualcosa che stava tra la metropolitana di Londra e la musica dei villaggi, quella musica suonata da pifferi o da cornamusa. La  rappresentazione "live" dei suoi umori personali e della sua interpretazione/simbiosi con l'ambiente circostante era paragonabile ad un libro musicale aperto, fatto di frammenti di vissuto, dal canto dei bambini al suono degli uccelli ascoltato magari disteso su un prato, dal suo sax suonato in strada alle mini-songs delle bande paesane, a cui attribuiva ironicamente un gran significato, non solo di natura politica (Coxhill aveva fondato una comune artistica di persone senza dimora, il "Welfare State", dove di fatto dava spazio a tutta una serie di attività artistiche compresse), ma anche umana, poichè le bands erano l'espressione viva di musicisti/creatori considerati "minori" dai benpensanti che da sempre ne sottovalutavano l'importanza soprattutto in relazione all'accesso alle orchestre.
L'importanza storica del sassofonista si confina, quindi, con quel magnifico periodo, che va dalla nascita del rock/jazz canterburiano fino alla metà degli anni ottanta, indicativamente intorno al disco "Cafè de la Place", dopo il quale Coxhill scelse di rappresentare ripetutamente l'avanguardia nei suoi toni più eclettici quando però questa era già entrata in una fase di maturità: pur suonando benissimo, Coxhill non aggiunse nulla alla sua carriera di improvvisatore e musicista, sebbene non siano mancati high-points negli ultimi vent'anni di carriera (si pensi ad "Out to Launch" o a "More together than alone"). La maturità del genere avantgarde forse non gli dava la giusta ricompensa, certamente era il naturale sviluppo dell'improvvisatore, il quale però aveva già colpito il pubblico degli addetti ai lavori con operazioni diverse, meno aride e soprattutto più originali. In più qualche deviazione con la dance music fece perdere un pò l'interesse anche verso il personaggio ("Halim", "One Night in Glasgow" con Pat Thomas).
Un cenno va fatto anche all'alta levatura delle collaborazioni per la Ictus ristampate grazie ad Andrea Centazzo, sia quelle dei settanta che quelle più recenti, che rivelano uno spirito nostalgico decisamente disallineato da esperimenti discografici e concertistici di routine, che soprattutto permettono di ascoltare al meglio quel suo particolare modo di condurre lo strumento in meandri che sembrano "corteggiare" l'ascoltatore come in una specie di "patina" che pian piano viene scoperta (frutto del registro del soprano riflessivo e sghembo, particolarmente evidente nelle lunghe suites).

*a metà dei settanta a Londra scoppiò tutto il fenomeno del punk e di rivolta contro i metodi poco ortodossi del governo Thatcher, per cui un esperimento anche in quel genere fu inevitabile (con i Damned di "Music for pleasure").

Discografia consigliata:
Ear of the Beholder, Dandelion, 1970
Welfare State, Caroline, 1975
Fleas In Custard, with G.F. Fitzgerald, 1975
Lol Coxhill on Ogun R., (contiene Diverse, 1976 e The Joy of Paranoia, 1978)
Moot & Lid, Ictus 1978
Digswell Duets - con Simon Emmerson e Veryan Weston, Random Radar 1978
Instant Replay, Nato 1982
Out to launch, Emanen 2003
More together than alone, Emanen 2007

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