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mercoledì 4 luglio 2012

Alcune relazioni tra jazz e musica classica: la third stream

Bernstein Century: Bernstein on Jazz - What is Jazz?



Quando si parla di commistione tra jazz e musica colta spesso è necessario fare una premessa ideologica per ben sistemare i concetti: ai fini storici, i due si sono incontrati quasi subito dopo la nascita del jazz ai primi del novecento, ma a ben vedere molta critica sostiene che molto del jazz incrociato di quegli anni non fosse proprio il frutto di una combinazione di elementi concreta dei due generi. La confluenza arrivava da una parte per opera dei jazzisti come Ellington o Gershwin  e dall'altra per via di molti compositori classici che strutturavano le composizioni "pensando" al jazz ma calandole in un pieno afflato classico: in tutti e due i casi gli stessi abbinavano più che la forma la sostanza del jazz (preciserei gli umori)*: le stesse sperimentazioni successive di alcuni mostri sacri del jazz tendevano ad accoppiare l'orchestra in gran spolvero di fianco a composizioni che rimanevano saldamente in un àmbito jazzistico (pensate alle orchestrazioni melodiche di Charlie Parker); quindi dobbiamo logicamente ancora prescindere da un abbinamento vero e proprio poichè questo prenderà realmente forma solo alla fine degli anni quaranta con le teorie di un signore che si chiamava Gunther Schuller, che era concettualmente più vicino al mondo classico; una tesi affascinante quella di Schuller, che propinava un terzo flusso musicale, dopo quello della musica classica (the first stream) e quello del jazz (the second stream). Se già il riconoscere il jazz come secondo flusso era una considerazione di portata rivoluzionaria, una sorta di anatema contro le opinioni di illustri teorici della musica che ne avevano confinato le qualità e i processi di diffusione (tra tutte spicca quella di Adorno, che considerava il jazz un genere secondario frutto di una moda portata in risalto dalle storie di migrazione degli uomini di colore), il fatto di considerare un terzo flusso puro (sia pure in combinazione di elementi) era altrettanto spiazzante e quasi anacronistico. L'epoca di Schuller è un'epoca di transizione, poichè il jazz è risucchiato dalle nuove tendenze "cool" che si stanno espandendo dai due lati dell'America e Schuller viene indirizzato verso operazioni musicali che non gli appartengono: il modo più soffuso di suonare del cool, meno impetuoso del be-bop, viene confuso con qualcosa che ha nella apparente liricità dei temi un riferimento alla musica classica non esatto (molti albums di Lee Konitz, Warne Marsh, Chet Baker paventarono questa confusione)**; quanto alla third stream Schuller riveste un'importanza primaria perchè intorno a lui si unirono molti personaggi noti del jazz: nel 1957 incise due famosi dischi per la Columbia che mostravano la volontà di sviluppare il concetto in maniera più decisa e che raccoglievano i contributi di personaggi come George Russell, Charlie Mingus, Jimmy Giuffrè, J.J.Johnson, etc., dove viene bandito qualsiasi riciclaggio musicale: l'operazione era quella di cambiare le carte in tavola per tre dei quattro elementi fondamentali della musica (melodia, armonia, ritmo) creando nuove combinazioni tra esse e l'improvvisazione jazz: nonostante Schuller non volesse un'operazione completa di fusione, la stessa si dimostrò di ampia veduta e certamente rispettosa della dignità di ciascun genere; mentre Schuller si avvicinava con più passione alla serialità e alla tecnica delle dodici note di Schoenberg (come dimostrò nelle sue "Transformations"), gli altri musicisti proponevano altri tipi di sterilizzazione; Milton Babbitt scrisse il suo "All Set", esempio di coerenza molto vicina alle vedute dell'amico Schuller, ma episodi ugualmente riusciti furono anche la quadrilogia jazz di Dave Brubeck/Paul Desmond che va da "Take Five" a "Time changes", dove vengono attuate non solo le forme ma anche i tempi diversamente frazionati della musica classica; si ricordano inoltre i "Dialogues for Jazz Combo and Orchestra" del 1959, un connubio tra i due generi,  in cui le composizioni del fratello di Dave, Howard Brubeck, imperniate sulla possibilità di improvvisare free nell'ambito dello spazio dedicato alla partitura, vennero realizzate con l'ausilio della conduzione di Leonard Bernstein, uomo da sempre sensibile al jazz. Lo stesso dicasi per alcune composizioni di Lennie Tristano o per gli esperimenti pseudo classici del Modern Jazz Quartet del pianista John Lewis con Milt Jackson al vibrafono (divisi tra jazz, tecniche barocche e seriali), che non erano assolutamente da considerare come contorni del movimento. Una delle prime forme di chamber jazz nacque proprio in questo periodo per opera di Charles Mingus che correva su un binario parallelo alle idee di Schuller. Queste "Jazz Abstractions", titolo riferito ad un famoso album del periodo in duo tra Lewis e Jim Hall, si ponevano come le prime vere prove di sincretismo tra i due generi: nel jazz si può dire che queste costituivano i primi tentativi di rendere "obliquo" il jazz, cioè di sottoporlo all'attacco di elementi musicali esterni rispetto alle sue doti di partenza. Scott Yanow, riconosciuto critico musicale americano, paventa addirittura l'idea che la "Third Stream" music sia stato movimento prodromico alla nascita del free jazz, e questa affermazione è incentrata soprattutto sull'analisi dei due albums di Schuller per la Columbia Records del '57 e '58 ("Music for brass" e "Modern Jazz Concert"): l'affermazione è probabilmente sostenuta dal fatto che Schuller era un simpatizzante della composizione seriale ed atonale. La tesi può essere accettata con qualche forzatura, perchè se un riferimento al primo free jazz statunitense sembra essere quasi un paradosso, è anche vero che la prima evoluzione di esso, la "creative music" è stata proprio una fiera manifestazione dell'incontro tra il free jazz e la musica colta di Cage, Schoenberg, Stockhausen, etc.  Quello della prima ondata della "Third stream" fu qualcosa che non venne capita pienamente dagli appassionati a causa dell'applicazione di regole meno semplici sull'armonia, sui tempi, etc., (a dir il vero ancora oggi la tematica è trascurata), ma senza dubbio rimane essenziale come riferimento a quella fase di approfondimento che i musicisti jazz intraprenderanno per assorbire pienamente il bagaglio culturale della musica classica (le avanguardie, i cambiamenti timbrici), percorso che venne sostenuto a ritroso anche da compositori classici come Henze o Penderecki. Questa fase fu anche quella in cui i musicisti jazz si troveranno di fronte al problema della giusta attribuzione dei pesi tra composizione e improvvisazione, tema che diventerà centrale per molti musicisti delle generazioni successive: si pensi al free jazz europeo degli anni sessanta/settanta e a tutte le implicazioni in termini musicali che questo comportava (al riguardo si parlava anche di europeizzazione del free jazz, intendendo dire che lo stesso subiva processi di condensazione provenienti dall'accostamento alle culture classiche dei singoli paesi europei).

Discografia consigliata:
A.V., Music for Brass. Columbia,1957 + A.V., Modern Jazz Concert. (Brandeis). Columbia, 1958
Schuller, Gunther, and Hall, Jim. Jazz Abstractions. Atlantic, 1961
H. Brubeck/L. Bernstein, Dialogues for jazz combo and orchestra, su What is jazz, Sony 1961

Dave Brubeck Quartet, Time Out, Columbia 1959/Time further out, Columbia 1961/Time in outer space, Columbia 1962/Time changes, Columbia 1963 
Modern Jazz Quartet. Third Stream Music. Atlantic, 1960
Artisti vari, Mirage: Avant-Garde and Third stream Jazz, New World R., 1977 


Note:
*la lista delle integrazioni tra jazz e musica classica è lunghissima e abbraccia una folta schiera di musicisti e compositori noti: oltre ai menzionati Gershwin ed Ellington, si pensi a Art Tatum e Strayhorn ancora nel jazz e nell'àmbito classico a Milhaud (Le creation du Monde), Stravinsky (Ragtime e "Ebony Concerto" scritto per Woody Herman), a Ravel, Martinu, Hindemith, Weill, Shostakovich e naturalmente a tutti i principali compositori americani del novecento (Ives, Grant Still, Antheil, Copland, Bernstein, etc.)
**Nel 1981, Schuller presentò una lista di raccomandazioni per evitare confusioni su quello che la "Third Stream" non era:...It is not jazz with strings./It is not jazz played on 'classical' instruments./It is not classical music played by jazz players./It is not inserting a bit of Ravel or Schoenberg between be-bop changes—nor the reverse./It is not jazz in fugal form./It is not a fugue played by jazz players./It is not designed to do away with jazz or classical music; it is just another option amongst many for today’s creative musicians.....(fonte Wikipedia English)

1 commento:

  1. ALEKSANDR NEVSKIJ di Sergej Prokof’ev - Roma - Terme di Caracalla - 7 Luglio 2012
    http://estatecaracalla.operaroma.it/it/?p=809

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