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giovedì 26 luglio 2012

20 Personalities of Akira Sakata




La conoscenza diretta di Akira Sakata è affascinante quanto la sua musica. Lo sguardo serio, penetrante, le parole misurate fanno pensare all'uomo dalla personalità introversa che racchiude un ampio spazio per un intelligente mondo di cultura non solo musicale: così come da lui stesso espresso in uno dei suoi primissimi albums (20 personalities) Akira è musicista, scrittore, narratore ed amante della pittura e delle arti in genere (basti pensare alla quasi totalità delle copertine dei dischi che sono affidate a personaggi di spicco dell'arte giapponese). Ma in ciascuna delle categorie d'arte citate, Akira presenta una realtà plurisfaccetata: per quanto riguarda la musica, l'energetico free jazz del suo sax alto fu la spalla ideale per il pianista Yamashita e il suo trio che di fatto diede la piena visibilità internazionale al free di quel paese (vedi miei post preced. sull'improvvisazione in Giappone), ma Sakata nel proseguio della sua carriera non si è fermato di fronte a quella esperienza, ma ha cercato sempre nuovi orizzonti. Se il  free jazz è stato l'elemento catalizzatore della sua musica con esperimenti che arrivarono ad un sestetto ambiguo e ad un'orchestra di elementi selezionati (la Da-da-da Orchestra), altrettanto bene venne sviluppata anche la parte "avant" che specie negli ottanta in Giappone stava vivendo uno dei suoi momenti migliori (l'Orchestra Wha-wha-wha era una band che suonava praticamente di tutto dal prog rock al nonsense).
Parallelamente all'attività musicale, Akira è un biologo marino: questa sua passione entrerà prepotentemente nella sua musica a partire da "Mooko" del 1989, anno in cui lo stesso si unisce artisticamente a Bill Laswell. L'esperienza fatta nei Last Exit fu una nuova porta d'ingresso per verificare nuove idee; e qui la dissonanza proverbiale di Sakata subisce una notevole maturazione, poichè le teorie ritmiche di Laswell lo portano in una nuova dimensione che sposa anche la sua ricerca sulle peculariatà biologiche del mare. "Silent Plankton" per la prima volta lo proietta nel mondo dell'ambient music, smorzando visibilmente la spasmodicità delle sue esecuzioni; ormai è pronto per documentare musicalmente il mondo della biologia del mare (con i titoli dei brani che si rifanno specificatamente a quel mondo), un'efficace rappresentazione dei movimenti cellulari attraverso il suo sax che si ripresenterà in "Nano Space Odissey", colonna sonora di un programma scientifico e con i rifacimenti in sole 2000 copie di "La Mer/Harpacticoida", tratti da un video programma dell'università di Mijinko.
Ma non è un Sakata imbalsamato, qui è l'idea a prevalere sulla perizia strumentale, il progetto con Laswell è appositamente studiato e metterà in evidenza pian piano il fatto che Sakata cerca di ricostruire con più lucidità musicale le sue origini culturali mettendo a disposizione del gruppo formatosi non solo il suo sax monolitico ma anche la sua irriverente vocalità tutta incentrata nella poetica nipponica rispettandone anche i suoi contorni scenografici. Senza dubbio Laswell con Sakata mise in piedi una delle sue più originali ed efficaci rappresentazioni musicali così come documentato nei successivi "Fisherman.com" e nella sua appendice remixata da DJ Krush di "Kaigarabushi".
Nel 1994 Akira, sull'onda dell'imperante riscoperta dei patrimoni musicali del mondo, mette in piedi un gruppo musicale di 14 elementi che attraverso un tour nell'Asia Centrale si prefigge lo scopo di valorizzare la culture asiatiche e aiutare una fondazione giapponese che è ancora oggi proprietaria di un doppio albums che non è mai stato pubblicato e che si ritrova sono nei luoghi di cultura del Giappone: con Laswell, alcuni musicisti dell'Ubzekistan, della Mongolia e della Cina, molti artisti del suo Giappone nonchè con alcuni elementi di spicco della musica dell'Africa Centrale (Ayib Dieng e Foday Musa Suso) Sakata (limitando evidentemente il suo lavoro per dare spazio agli altri) tira fuori uno dei più belli dischi di world music di sempre, in cui la volontà è anche quella di trovare punti di incontro tra la cultura asiatica nel complesso e quella appartenente all'area africana centrale, con Laswell che spesso cesella con il suo basso elettrico "occidentale" questa unione di forze. La fortuna di aver ascoltato questo disco preme sul mio spirito musicale archeologico affinchè la Japan Foundation possa pubblicare e mettere a disposizione di tutti, un prezioso documento come questo.
L'altra grande collaborazione di Sakata è stata quella che lo ha visto collaborare con O'Rourke e con i due Chikamorachi, ossia il bassista Darin Gray e il batterista Chris Corsano: "Tetrodotoxin" nel 2005 riporta Sakata nella sperimentazione e il suo sax si riavvicina per scopi e fattezze al Sakata free del passato: anche qui c'è spazio per commentare il suo mondo "biologico", solo che stavolta le armi per ottenere il risultato sono diverse: viene conservato l'elemento "folk" che si avvita nella sua voce e nel sound nevrotico del suo sassofono, ma si ritorna anche ad una costruzione ritmica più "normalizzata" e proveniente dall'esperienza del jazz; Sakata si riappropria di un sound che è meravigliosamente soffice ed evocativo in alcuni momenti oppure totalmente abrasivo in altri, a seconda della situazione da descrivere (il successivo "Explosion" è più diretto verso questo secondo aspetto); in Hagyou (in cui suonano solo O'Rourke e Yoshimio, un'esponente della vecchia guardia rock giapponese) addirittura vengono raggiunti risultati onirici. Comunque sia, gli ultimi episodi discografici di Akira sembrano confermare il suo sodalizio con i Chikamorachi, rafforzando gli aspetti jazzistici della loro musica che sembrano fargli rivivere una nuova età del suo free jazz, sebbene lo stesso continui a non dimenticare il suo ampio spettro di interessi così come capita con la dura arte della narrazione di "Tale of the Heike" in cui Akira narra con un inquietante voce le vicende di guerra tra etnie diverse per la conquista del Giappone nel 12° secolo.
Io spero solo che Akira non si senta importante solo in Giappone così come da lui paventato, poichè qui in Occidente c'è ancora gente che a ben vedere sa riconoscere chi ha personalità e statura musicale.

Discografia consigliata:

Premessa: Fermo restando che non mi è stato possibile reperire in maniera immediata i dischi relativi alla sua prima parte di carriera (la gran parte di loro ha avuto solo una distribuzione giapponese), vi fornisco una lista di quelli rappresentativi: innanzitutto Akira ha registrato in trio quattro albums (l'esordio solista "Counter Clockwise trip" Frasco '75, Peking, Frasco '77, Pochi, Better Days '80, Dance, Enja '81), un album in sestetto (Trauma, Better Days '82), due con la Da-da-da Orchestra (Berlin 28, Better Days '81, Da-da-da, 1985). Inoltre ha registrato due albums + un 12" con la band dei Wha-ha-ha.
Poi vi segnalo:
-Mooko, Virgin 1989
-Silent Plankton, Tokuma 1990
-Flying Mijinko Band, Centre Asia Tour, Japan Foundation, 94
-Fisherman.com, Starlets 2001
-Tetrodotoxin, PJL 2005
-Hagyou, BJL 2008
-Friendly parts, Family Vineyard, 2009
-And that's the story of jazz, Family Vineyard 2011
-Sora wo tobu!, King R. 2012

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